Se cerco un disco Rock mi viene spontaneo eliminare gli scaffali Classica e Jazz e penso quindi di essere a buon punto. Niente di più sbagliato, mi trovo davanti a generi inventati da uno psicopatico: techno funk, euro house, fast fusion, garage, alternative. Vago confuso e senza meta per una buona mezz'ora, i commessi dietro al bancone mi guardano con aria sadica e mi seguono mentalmente: "acqua... fuochino... fuoco... acqua... acqua.. .acqua..."
Quello che mi disorienta di più è lo scaffale alternative. Non seguo molto le classifiche, quindi mi trovo spesso a chiedere al naufrago più vicino se conosce il CD che voglio comprare. Se non lo ha mai sentito nominare continuo a cercare nello scaffale alternative, altrimenti passo oltre.
A dire il vero il più delle volte mi manda a cagare e non so come interpretare la risposta.
Non che il problema sia solo dei megastore: i piccoli negozi superstiti non sono immuni dalla sindrome da delirio di catalogazione.
Ho passato i pomeriggi (e diverse mattinate) della mia adolescenza a spulciare negli scaffali del Discomane in Alzaia naviglio grande. Gli altri uscivano, dormivano, manifestavano, facevano petting. Io cercavo bootleg.
Probabilmente ho sprecato gli anni migliori della vita, ma adesso, se passate da casa mia mi sento in diritto di mostrarvi orgoglioso il |
disco del concerto di Miami dei Doors (quello del pisello fantasma di Jim Morrison) o qualche vinile giapponese di Bowie.
Al Discomane non c'erano generi musicali, solo le lettere dell'alfabeto.
I commessi però dovevano avere due differenti teorie di archiviazione: per uno David Bowie andava messo sotto la B, per l'altro sotto la D.
Credo sia superfluo dire che lo scaffale B misurava più o meno tre metri e i dischi non erano in ordine alfabetico. Dovevo tirarli fuori uno a uno e uscivo il più delle volte con i polpastrelli neri e lisci e un sentimento d'odio sincero nei confronti del Discomane.
Ho smesso quando all'uscita di una fiera mi sono trovato in mano il 45 giri originale di Diana di Paul Anka e non sono riuscito a spiegarmi il perché.
Forse ho una mente troppo schematica, ma se avessi un negozio di CD la musica sarebbe divisa in due scaffali: "bella" e "dai prima un'occhiata all'altro scaffale".
Ho provato ad applicare la stessa teoria al rito di catalogazione delle canzoni dell'iPOD, ma mi sono reso conto che perdevo molto più tempo a spiegare cosa mi spingesse a metterci dentro musica brutta che a scegliere un genere per ogni canzone.
Ho risolto utilizzando poche categorie tipo Rock, Pop, Ballad, Acoustic, Reggae e Blues. Il resto finisce nella sezione Other.
Potrebbe anche chiamarsi "canzoni che mi vergogno di avere", ma è troppo lungo e così se qualcuno sfoglia |
la lista Other nel mio iPOD e si ritiene legittimato a prendermi per il culo quando si imbatte in Firenze Santa Maria Novella di Pupo, rispondo: "Sai c'è così tanto spazio che se lo lasciassi mezzo vuoto mi sembrerebbe di aver buttato i soldi".
Se avete un iPOD e volete aggiornare la playlist vi trovate di solito davanti a un bivio: o usate quello che solo un macchista può definire "il miglior software mai scritto per Windows", oppure quella semischifezza di MusicMatch.
Io uso la semischifezza, se non altro perché mi sembra di imparare qualcosa quando scopro che esistono generi musicali chiamati Primus, Prank, Porn Groove, Speech, Trance e Booty Bass.
Probabilmente soffro di una turba psicologica dello stesso ceppo di quella che ti obbliga a calpestare le righe mentre cammini, perché se ci sono duecento generi musicali mi sento costretto ad avere almeno una canzone per ognuno, come se fosse un album delle figurine.
Sto trovando parecchie difficoltà: sono riuscito a completare le categorie Native Americans, Darkwave e Industrial, ma non riesco proprio a trovare una canzone Christian Rap.
Forse dovrei smetterla e cercare di recuperare almeno in parte quello che non ho avuto dall'adolescenza.
C'è qualcuna che vuole fare petting? Ovviamente non prima di aver ammirato il mio disco del concerto di Miami dei Doors. |