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Un tipo in gamba

Che fosse un evento lo si capiva dai quarantacinque minuti di coda necessari per arrivare all'autodromo di Monza.
Poco importa che trenta di quei quarantacinque minuti fossero da imputare a un vigile che sembrava più impegnato a passare le qualificazioni del campionato italiano di Tetris che a dirigere il traffico.
Nell'aria c'era comunque qualcosa di diverso, perché ieri Alex Zanardi è tornato a correre.
E' difficile scrivere qualcosa che non sia banale quando uno che ha perso le gambe in un incidente in macchina torna a guidare. Una macchina va addosso a un'altra a trecento all'ora, la spezza in due e spezza in due anche il pilota. L'evento è questo, c'è poco da ricamarci sopra e nella sua tragicità è banale come la frase che state leggendo.
La giornata comunque è di quelle che fanno venire l'acquolina in bocca a tutti gli appassionati di Gran Turismo. Due piloti, Gabriele Tarquini e Jorg Muller, si giocano il titolo europeo nell'ultima gara della stagione. La sfida però interessa soltanto loro due.
Gli altri sono lì per Zanardi, o meglio, sono lì perché Zanardi ha due protesi al posto delle gambe e guida una macchina che fa paura solo a metterla in moto. Sembra di essere dentro una puntata di "Sfide".
Ci sono tutti i presupposti perché il 19 ottobre 2003 diventi una delle giornate epiche dell'automobilismo e tutte le caratteristiche che cercherebbe un regista se dovesse girare un film su una storia del genere. La luce è quella giusta, il rumore dei motori è a dir poco suggestivo esattamente come il boato delle 30.000 persone sugli spalti.
E' tutto perfetto, è praticamente impossibile che qualcosa non vada per il verso giusto e infatti la gara di Zanardi dura undici secondi. Un incidente alla prima curva e... fuori.
Un finale del cazzo per ogni favola che rispetti. Come se a svegliare Biancaneve fosse arrivato Pierluigi Diaco invece del principe azzurro.
La sensazione che sarei tornato a casa con qualcosa da raccontare svanisce in undici secondi.
Non sono riuscito a capire chi fossero gli altri piloti coinvolti nell'incidente, so solo che io e altre migliaia di persone abbiamo pensato all'unisono che fossero degli stronzi.
In fondo un po' lo penso ancora, ma quelli sono piloti e hanno trattato Zanardi per quello che è: un pilota.
Viene da pensare che probabilmente si sarà spaventato a tal punto da non riuscire a salire in macchina per la seconda prova, poi però torna alla mente quanto aveva detto qualche mese fa: «Se a una persona con le gambe capita di andare fuoristrada, magari si rompe una tibia e viene ingessato. A me basta una brugola e torno come nuovo». Uno così la gara la finirebbe anche se dovesse spingere la macchina.

C'è giusto il tempo per andare a trovare Arsenio Lupin che ha allestito un chiosco di bibite e fa pagare otto euro due bottigliette di acqua da mezzo litro e due lattine di birra che a occhio e croce hanno appena festeggiato il raggiungimento della maggiore età.
Mentre spargo la voce che l'ufficio igiene ha trovato tracce di leptospirosi nel chiosco di Arsenio viene annunciata la partenza della seconda gara.
Via.
Conto fino a undici e non succede nulla, poi vedo una BMW 320i bianca e azzurra effettuare sette sorpassi soltanto nel primo giro.
E' Zanardi: gioco, partita, incontro.

Per la cronaca Tarquini è il nuovo campione europeo di Gran Turismo, Muller sarà incazzato nero e Zanardi è arrivato settimo.

La cronaca però non conta, perché negli occhi restano solo quel primo giro e quei sette sorpassi.

Approfittando di un momento di euforia generale mi intrufolo nei box e mi metto in un angolo cercando di mimetizzarmi, anche se la mia felpa arancione non si intona con nessuno dei colori delle scuderie in gara.
Arriva Zanardi e mi aspetto di vederlo gioire come un pazzo, ma è un pilota e un
settimo posto non riesce ad entusiasmarlo. Poi vedo Claudia Peroni avvicinargli il microfono di Italia 1 e chiedere con fare materno:
«Hai detto che eri emozionato prima della partenza. Cosa hai provato poi sulla griglia?»
Lui risponde sorridendo: «Ho provato a partire bene per due volte e non ci sono riuscito».

Continua il rituale delle interviste che, se possibile, sono ancora più divertenti della gara: «Sono felice di aver ottenuto un giro veloce a soli quattro decimi dal migliore in assoluto. Peccato solo per quell'incidente: ma era inevitabile. Avrei dovuto esporre il cartello "handicappato" per farmi rispettare...»

Rido come un idiota e attiro l'attenzione di un'algida addetta del box BMW alta quanto uno pneumatico steso. Mi chiede se sono autorizzato a stare lì. Fingo di non sapere l'italiano e mentre mi prende per un orecchio e mi accompagna verso l'uscita scopro che parla correttamente inglese, francese, spagnolo, portoghese, olandese, latino e urdu. Me ne vado pensando a quanto sia bizzarro il fatto che nessuna scuderia di una qualsiasi forma di gara a motori abbia nei colori ufficiali una variazione cromatica che si avvicini anche vagamente all'arancione e mi chiedo come cacchio sia possibile che a Virgilio nessuno abbia pensato di sponsorizzare una macchina.

Cala il sipario e mi avvicino all'uscita. Passo davanti al chiosco di Arsenio: non c'è nessuno. Mi avvicino a un altro stand e compro una maglietta della BMW bianca azzurra e un corso di swahili della De Agostini. Mi serviranno la prossima volta che Zanardi passerà di qui.
Salgo in macchina ed esco dall'autodromo. Pare che il vigile non abbia passato le selezioni del campionato di Tetris e si trovi al ventiduesimo schema in un punto di non ritorno. Mi metto in coda col sorriso ebete di chi ha assistito a qualcosa di grande e con ancora negli occhi quel primo giro e quei sette sorpassi.

di Gianmarco Neri | 20 Ottobre 2003
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