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Anni buttati

Dagli albori di internet ad oggi è stato tutto un sussegirsi di personaggi inquietanti che hanno cercato di spremere la gallina dalle uova d'oro. Alcuni ci sono anche riusciti. Tra questi una delle figure più bizzarre è il relatore.
Partecipa a qualsiasi conferenza purché il disturbo sia lautamente retribuito e il rimborso spese cospicuo. Il suo compito è quello di spiegare la rete a dei poveracci che hanno scelto di buttare cinque anni per apprendere qualcosa che avrebbero imparato meglio con un po' di sano cazzeggio. Il bello è che probabilmente l'ultimo computer che il relatore ha usato è un Commodore 64, quando cercava invano di finire il primo schema del Tetris.
Attualmente il conferenziere più in voga è il canadese Derrik De Kerkove, ma non è il solo. Non immaginate neanche quanti ce ne siano in giro, tutti pronti a rincoglionire un'intera generazione di studenti con insignificanti disquisizioni autocompiacenti. Dall'alto di una cattedra analizzano le cavie e sciorinano spiegazioni non richieste da nessun indiviuo senziente. Il punto è proprio questo: essendo spiegazioni a cui una qualsiasi forma di vita risponderebbe con un sonoro ecchissenefrega, non è possibile alcun tipo di obiezione o contestazione, a meno che non provenga da un individuo della setssa specie, ovvero un altro relatore.
Provo, per una volta a cimentarmi anch'io in questa disciplina. Quali sono i motivi principali che spingono un utente medio a navigare per ore in rete? Non prendiamoci in giro, lo sanno tutti: sono tette e culi! E quali sono i motivi che spingono questi personaggi a tenere una conferenza dietro l'altra in ogni università del globo? Gli stessi.
Ma fanno bene! Il vero coglione è che li paga fior di quattrini per vederli impegnati in una gara a chi spara la cazzata più creativa. Devono essere più o meno gli stessi che per imparare a usare Word comprano un manuale perché si sono trovati benissimo
con "E-mail for dummies". Vagli a spiegare che per iniziare basta sapere che c'è un tasto "Send/Receive".
Facciamo un esempio: se Linus Torvalds si fosse soffermato sulle questioni proposte dai De Kerkove di turno, oggi sarebbe conosciuto come l'autore di un utilissimo trattato sul significato simbologico della crocetta nelle finestre di Windows. Probabilmente sarebbe altrettanto famoso e magari anche più ricco e si starebbe apprestando a scrivere un fortunatissimo trattato sulla pallina del mouse vista come riproduzione microscopica del globo terrestre e una lucida analisi sul relativo effetto serra. Ho assistito personalmente a un convegno in cui De Kerkove sosteneva che è necessario trovare un luogo (virtuale) dove potersi isolare senza essere circondati da telefoni cellulari e altre diavolerie tecnologiche. Sono sicuro di aver visto gente rimanere a bocca aperta con l'espressione di chi sta pensando: "Ma perché non ci sono arrivato io..." Lasciando perdere l'insensatezza dell'affermazione mi sento in dovere di informare il signor De Kerkove che tutti i telefonini, anche quelli di prima generazione, sono dotati di un tasto off. Premendolo il cellulare si spegne. Non è magia, succede davvero!
Erano passati un paio di mesi dall'attento terroristico alle Twin Towers di New York e il prode De Kerkove prese la palla al balzo per dichiarare che il prossimo obiettivo degli uomini di Al Qeda sarebbe stato sicuramente il Vaticano. Lo avevano detto in tanti, ma lui ha illuminato la platea fornendo la soluzione. Si trattava solo di impiantare un sistema di webcam in Piazza San Pietro per monitorare costantemente la situazione ed, eventualmente, intervenire con tempestività. Ve lo immaginate? La webcam che riprende un terrorista e aggiorna l'immagine ogni minuto (quando va bene). Il barbuto e losco individuo farebbe in tempo a mettersi in posa, sorridere, lasciare una valigetta esplosiva e
dileguarsi. Probabilmente lui stesso farebbe in tempo a far vedere ai bambini talebani l'immagine della webcam che si aggiorna e che riprende il papà che sorride in Piazza San Pietro. Se poi il sistema di webcam fosse installato su un server Windows saremmo in grado di vedere al massimo un Angelus di Giovanni XXIII.
La cosa più buffa è che i "conferenzieri" di solito si odiano e non lo nascondono neanche. Tra i vari relatori dello stesso convegno c'era anche Gianni Degli Antoni. Se non è un comico poco ci manca!
Dopo aver platealmente snobbato il "giovane" De Kerkove, è riuscito a parlare del nulla per una buona mezz'ora. L'argomento doveva essere il futuro di internet. Lui si è presentato con un Power Point dove aveva riportato le frasi salienti corredate da immagini. La prima immagine raffigurava una Madonna del Caravaggio. Ha esordito dicendo che il pubblico avrebbe capito il significato delle immagini soltanto alla fine dell'intervento. Un'abile mossa, considerato il fatto che tutti sono rimasti fino alla fine, ma che nessuno ha capito cosa cacchio c'entrasse il Caravaggio con il web.
Ancor più divertente è cercare in rete le tracce dei guru. Il sito del "McLuhan Program in Culture and Technology", di cui De Kerkove è direttore, è una misera paginetta web senza uno straccio di link funzionante. Probabilmente è frutto di uno studio sull'atteggiamento assunto dall'utente di fronte allo shock causato da una scritta perentoria: "The page cannot be found".
Cercando informazioni su degli Antoni ci si imbatte in una esilarante intervista fatta dal sitoMediamente nel 1996.
Domanda: Qual è l'evoluzione genetica dello SMAU?
Risposta: L'evoluzione genetica è continua, pur mantenendo un ritmo stagionale ed annuale, quindi per quanto l'evoluzione sia notevole non riusciamo ad uscire dal ritmo biologico, e questo è un dato confortante.
Traduzione: Quest'anno c'era un sacco di figa!

di Gianmarco Neri | 28 Settembre 2002
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