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Fatti mandare dalla mamma

Fate posto nelle cantine! Accanto al mitico Brunello del '95 potrebbe presto trovare posto il Fresco Blu del 2002. Quando fra una cinquantina di anni i vostri nipoti festeggiaranno la laurea stapperanno una bella bottiglia di latte e... miracolo: sarà ancora freschissimo!
Di questo passo, il tizio che canta "fatti mandare dalla mamma..." sotto la finestra della fanciulla, rischia di passare la vecchiaia da solo.E' di questi giorni la polemica tra la Parmalat e la Granarolo: oggetto di discussione la durata del latte fresco.
La nota pubblicità della Parmalat esalta infatti le qualità di FrescoBlu, che dura niente di meno che 8 giorni.Secondo la legge (169 del 1989) il latte, per essere considerato fresco, deve subire una sola pastorizzazione entro 48 ore dalla mungitura, avere un minimo di proteine e una durata non superiore ai quattro giorni.
Secondo la circolare 167, uscita quasi in silenzio il 2 agosto 2001, il latte può essere considerato fresco anche dopo quattro giorni se di provenienza estera. Geniale: se il latte viene dall'estero, il trasportatore avrà anche l'incombenza di convincere il fermento lattico a resistere e a non scadere prima di un paio di settimane. Inutile dire che Fresco Blu è prodotto all'estero, per la precisione a Berlino. Latte crucco in altre parole.
La Granarolo ha
accusato l'azienda concorrente di aver aggirato sapientemente la Legge. Dalla Parmalat invece rispondono che è tutto in regola e che l'unica differenza sta nella microfiltrazione. Il ministro Alemanno ha inviato una lettera di diffida alle case produttrici invitandole ad attenersi scrupolosamente alla legge e ha costituito una comissione scientifica che dovrà esprimersi a proposito di Fresco Blu.
Se date un'occhiata alla scadenza su una confezione del latte in bottiglia blu, è facile che leggiate una data addirittura successiva agli otto giorni tanto declamati. I responsabili della Parmalat hanno dichiarato a Il Salvagente che il loro latte può durare fino a tredici giorni e che otto giorni è la scadenza che si sentono di poter garantire senza esitazioni.
Qualcuno si è mai chiesto qual è la scadenza del latte all'interno di una tetta? Si potrebbero fare degli studi ed eventualemente produrre bottiglie anatomiche a forma di tetta con tanto di capezzolo. Altro che sport bottle di Gatorade: sarebbe un successone! Non ci sarebbero più confezioni da mezzo litro o da un litro, ma si potrebbe scegliere tra una terza, una seconda coppa C o una prima per chi vuole fare soltanto una merenda.
Stiamo parlando del futuro. Per adesso le aziende produttrici non si occupano della confezione, ma del contenuto. Quanti
tipi di latte ci sono? Ci verrebbe da dire uno. E invece no... se consideriamo soltanto la Parmalat scopriamo che l'azienda produce ben trenta tipi di latte. Se però consideriamo anche la Giglio, azienda di proprietà della Parmalat i tipi di latte salgono a quaranta. Non dobbiamo inoltre dimenticare Bonlat, altro marchio dell'universo Parmalat, grazie al quale le diverse qualità di latte salgono a quarantadue.
Quarantadue è anche la risposta del computer della "Guida Galattica per Autostoppisti" alla domanda sulla vita l'universo e tutto quanto: inquietante! Come finirà la vicenda Fresco Blu? Alla fine probabilmente la spunterà la Parmalat, visto che l'Italia è l'unico paese in Europa a definire per legge i requisiti del latte fresco. Prima o poi ci adegueremo all'ennesima puttanata europea. In fondo si tratta soltanto di un innocuo procedimento aggiuntivo: il latte, prima di essere pastorizzato, viene fatto passare attraverso sottilissime membrane che trattengono le cellule somatiche e parte dei grassi. Pare che proprio queste cellule e questi grassi rappresentino l'habitat ideale dei batteri reponsabili del deterioramento del latte. I grassi residui e il liquido vengono poi versati nell'ormai famosa bottigliona blu.
Tutto qui: un procedimento semplice e naturale...
Ma allora perché non sa di un cazzo?

di Gianmarco Neri | 8 Giugno 2002
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